Ode al corpo

Avrei voluto urlare «Guardalo! Guarda il mio corpo che cambia» ma poi avevo paura si pensasse solo a Piero Pelù. Allora ce lo siamo detti sotto voce, io e te. Come fosse un duetto a microfono spento, io sussurravo che stavi cambiando e tu mi sussurravi ad un orecchio che avrei potuto continuare a pensarti, come uno di quegli amori che devono aspettare un po’ prima di potersi vivere per poi sopravvivere ad ulteriore cambiamento.

Non so scrivere un’ode, ho un problema con la metrica e preferisco i versi sciolti e in fondo è questo che sei, è questo che siamo. Siamo dei versi sciolti, un po’ ermetici. A volte siamo qualunque cosa in potenza e nulla in atto.

Allora corpo mio, ho iniziato a pensarti per quello che sei perché amarsi per quello che si è, è meglio di amarsi per quello che si era. Non l’ho fatto troppo sottovoce perché tu urli, io lo so ed io ti urlo e ti piango.

Oh corpo mio, hai perso pezzi di te ma riconosco ancora la pelle, le clavicole, le labbra e pure i tuoi/nostri occhi. Mi riconosci guardandoci dentro? Ti riporto in vita in atto, con lo sguardo birichino e il sorriso fuori luogo, con le mani che ancora gesticolano, con le labbra che mordo. Ti tiro fuori da dentro di me aspettando la prossima cessione alla degenerazione. Mentre ti urlerò e ti piangerò senza scrivere un’ode che non saprò scrivere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...