2002/2007

Non sono nata malata, o meglio sì ma lo sapeva solo il mio dna. Non lo sapeva neanche il mio corpo ma solo il mio sangue.

Se mi dovessero chiedere dove ricordo la me sana, i movimenti, i passi, gli abbracci e i baci dati senza chiedere. Io risponderei: “Alle superiori.” Mi ricordo la sensazione della mia mano sul muretto dell’entrata, l’attesa, il freddo o il caldo, le scale da scendere, quelle da salire senza tenersi ad una ringhiera. Mentre lo scrivo mi sembra di farle di nuovo. Mi ricordo le corse per non arrivare tardi a lezione, la porta blu, le scale antincendio, la sigaretta in bagno, il gesto senza dover avere appoggi. Ricordo il rumore dei miei passi, la sensazione della testa appoggiata alle braccia incrociate sul tavolo. Ricordo quando guardavo a destra fuori dalla finestra e poi giravo la testa a sinistra per guardare una mia compagna di classe che mi ha detto: “hai gli occhi da cerbiatto” e ho pensato che avrei potuto crederle, con il senno di poi ho fatto bene, è bello avere fiducia nei propri occhi quando non puoi averla nel corpo. Mi ricordo le uscite anticipate e le passeggiate in Via Etnea con le mie più care amiche, che adesso sono sorelle. Mi ricordo le gite e le minchiate, le risate da non poter trattenere e le lacrime sulla maglietta. Mi ricordo quando uscendo da scuola un’altra compagna (classe di sole ragazze) mi disse: “ti stupisci per le cose piccole” e ho pensato che fosse una cosa bella, allora l’ho tenuta stretta. Perché è un buon modo per resistere ai disastri. Mi ricordo che non mi rendevo conto di niente.

Probabilmente la maggior parte delle persone a scuola lascia l’adolescenza, qualche trauma, io ci ho lasciato anche i miei movimenti. Alla fine del quinto anno, con il senno di poi, la GNE si era rotta le palle a stare per i fatti suoi e ho iniziato a perdere l’equilibrio senza apparente motivo. Ricordo dove ero quando successe per la prima volta e quale mia compagna mi ha impedito di cadere.

Ci ho lasciato una me al liceo con la quale non sono più arrabbiata, che mi sarebbe dovuta piacere di più, che doveva avere più coraggio ma in fondo se fossi stata tutte queste cose non sarei stata neanche una vera adolescente. Ci ho lasciato una me pensierosa, un po’ bugiarda, un po’ scavata e che poi la GNE ha scavato un altro po’ ma ho capito che ne ho trattenuto il meglio. Ho trattenuto la sensazione degli abbracci, amicizie ventennali, gli occhi da cerbiatto, lo stupore. Ho trattenuto la sua voglia di scrivere, e l’amore per il cinema. Ho trattenuto il sorriso, l’ho modellata e la modello ancora. Senza odiare quello che non è più mio e per fortuna è stato tutto suo e rimarrà suo per sempre.

Un pensiero riguardo “2002/2007

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