Il tempo mio

Una grande percentuale di me è fatta di attesa, l’attesa di qualcuno o di qualcosa, dell’INPS, in fondo è insito nell’essere disabile. Aspettiamo tutti qualcosa ma per qualcuno l’attesa si dilata e contamina ogni aspetto della propria vita. A mio parere, almeno.

Senza accorgermene ho iniziato a vivere sulla scia di due tempi: il tempo mio e il tempo degli altri. Il tempo degli altri è il tempo degli altri, con le sue condizioni, i suoi inciampi e incidenti di percorso, colpi di fortuna.

Il tempo mio è decisamente Ariete, andrebbe veloce, sarebbe un po’ esaurito, riempito da mille cose che magari non porterei a compimento, tanti inizi con nessuna fine. Sarebbe multitasking, impetuoso e calmo anche per solo dieci secondi che riuscirei a far durare di più. Il tempo mio inizierebbe la mattina presto, perdendosi in un libro, affogando in un caffè.

l tempo mio fa compromessi con il tempo degli altri, i suoi slanci sono dipendenti e a volte in questa dipendenza muoiono. Il tempo mio ha poco di me, nel senso che sono sua solo in parte, ma lo creo a mia immagine e poi cerca di resistere all’implosione. Il tempo mio a volte fa i capricci, batte i piedi per terra per farsi sentire, diventa scorbutico, cattivo, scivoloso. Il tempo mio a volte balla di fronte uno specchio e prende forme precise.

Il tempo mio conosce l’attesa, è il suo super potere non richiesto

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