Le Stanze di un Circo

Io e le circostanze, non ci ho mai pensato. E mi sembra di parlare di stanze da circo e forse lo sono. Forse sono dentro le stanze di un capannone di un circo che fuori cambia sempre, che gira mondi diversi che possono esistere davvero.

Io sono le mie circostanze, ho capito questo. Sono la maggior parte delle mie circostanze e il motivo per il quale potrei odiarle. Io sono il circo e le stanze, la donna cannone che sparisce in mezzo alle stelle, la donna che doma le tigri, e la trapezista che si lancia sperando di afferrare le mani di qualcuno senza dover toccare la rete di sicurezza. Sono la pagliaccia matta che ride e piange e piange e ride, e che spera di non soffocare dentro una cinquecento con dentro altre pagliacce come me. Sono la contorsionista che chiede al proprio corpo di fare cose che non farebbe se potesse scegliere. Sono la funambola, l’illusionista che fa sparire il contenitore per mostrare tutto il contenuto inaspettato.

E dentro queste stanze di questo circo, di queste circostanze, che creano impedimenti, frenate, inversioni a U, illusioni e treni comunicanti e che scomunicano me, che mi fanno ridere dell’assurdo, e della vita senza casualità… qui in mezzo, sotto, sopra, sottosopra, sotterrata, nascosta, invischiata, innalzata… io qui!

Io che sono anche la spettatrice che chiede sempre qualcosa. Qui a chiedere qualcosa alle circostanze, seduta su una sedia rossa con infiniti pacchi di Oreo (nel mio circo ci sono gli Oreo) perché ci sarà tanto da aspettare per guardare le risposte

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